Attualità

19/11/2019

Fondo di risoluzione nazionale per fusioni transfrontaliere


Con la sentenza C-255/18 del 14 novembre 2019, la Corte di giustizia europea ha avuto modo di chiarire l’interpretazione dell’art. 12 del Regolamento UE 2015/63, in materia di contributo al fondo di risoluzione nazionale. Ed Invero, gli enti creditizi hanno l’obbligo di contribuire al finanziamento dei meccanismi nazionali istituiti in tutti gli Stati membri per sostenere i costi del risanamento e della risoluzione del settore finanziario.             Orbene, l’occasione è stata fornita dal rinvio pregiudiziale presentato dal Tar del Lazio, in relazione al ricorso presentato da un ente creditizio tedesco che aveva operato in Italia fino al 2015 tramite una banca italiana., in seguito, con un’operazione di fusione per incorporazione, l’ente creditizio aveva incorporato la banca italiana continuando ad operare nel territorio italiano in regime di libero stabilimento per mezzo di una succursale.

            La Banca d’Italia, a norma dell’art. 12 del Regolamento in commento, domandava all’ente creditizio tedesco il pagamento del contributo ordinario e del contributo straordinario per il Fondo di risoluzione nazionale. L’ente creditizio si rifiutava di pagare il predetto contributo posto che esercitava le sue attività sul territorio italiano soltanto tramite una succursale e che, pertanto, poteva essere assoggettata all'obbligo di contribuzione non già in Italia, bensì in Germania.

            Ciò premesso, il Tar del Lazio sospendeva il procedimento e sottoponeva alla Corte di giustizia diverse questioni pregiudiziali riguardanti l’interpretazione dell’art. 12 del Regolamento 2015/63, in particolare, se,  a seguito della fusione per incorporazione di un ente, in precedenza soggetto alla vigilanza di un'Autorità di risoluzione nazionale, nella società-madre appartenente ad altro Stato membro, la società debba essere assoggetta al pagamento del contributo al Fondo di risoluzione nazionale, sia ordinario sia straordinario, anche in relazione al fatto che nel momento in cui la società operava in Italia  né l'Autorità di risoluzione nazionale né il Fondo nazionale erano stati ancora formalmente istituiti dallo Stato membro ed i contributi non ancora calcolati.

            Tanto premesso, la Corte di Giustizia europea ha chiarito che il regolamento in commento si applica anche nel caso in cui l’Autorità di risoluzione nazionale e il Fondo nazionale non siano ancora stati istituiti. Per quanto afferisce, invece, al contributo al fondo nazionale, la Corte ha stabilito che l’operazione di fusione transfrontaliera non incide sull'obbligo di tale ente di versare integralmente i contributi ordinari dovuti per l'anno di contribuzione di cui trattasi. Al contrario, l’ente non è tenuto al pagamento del contributo straordinario istituito in data anteriore alla fusione.

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