Attualità

24/01/2020

Iva di gruppo, liquidazione nel caso di controllante non residente


Liquidazione dell’Iva di gruppo nel caso di controllante non residente identificata direttamente ai sensi dell'art. 35-ter del D.P.R. n. 633 del 1972: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

 

Con la risposta ad interpello n. 536 del 2019 l’Agenzia delle Entrate ha fornito importanti chiarimenti in merito al funzionamento della procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo allorquando la controllante sia una società non residente, identificata direttamente in Italia, che non svolge direttamente alcuna attività rilevante ai fini IVA nel territorio italiano.

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, nel presupposto che sussistano gli ulteriori requisiti previsti dall'articolo 2 del D.M. 13 dicembre 1979, ossia quello temporale e la percentuale di possesso delle azioni o quote delle società controllate, non è ostativa al fine della partecipazione alla procedura in questione la circostanza che la società istante non effettui operazioni rilevanti ai fini IVA in Italia. Ciò considerato che, sulla base di quanto disposto dall'art. 35-ter del D.P.R. n. 633 del 1972, l'identificazione può avvenire anche al solo fine di "[...] esercitare i diritti in materia di imposta sul valore aggiunto direttamente [...]", quali appunto quelli connessi alla costituzione di un gruppo IVA.

Peraltro, quanto detto risulta in linea anche con la modulistica e, in particolare, con le istruzioni alla compilazione del modello ANR/3 per l'identificazione diretta, la variazione dati o la cessazione attività ai fini IVA di un soggetto non residente. Infatti, in tale sede è chiarito che la casella 3 - CESSAZIONE ATTIVITÀ - deve essere barrata dal soggetto non residente che non intende più assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di IVA direttamente ovvero "che abbia cessato l'esercizio di attività di impresa, arte o professione nello Stato estero di stabilimento".

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