Attualità

24/02/2020

Accordi doganali e libero scambio


GLI ACCORDI DOGANALI E LA PRASSI DELL’AMMINISTRAZIONE FINANZIARIA IN MERITO ALLA DEFINIZIONE DI “PRODOTTI ORIGINARI” ED ALLA PROCEDURA DI “LIBERO SCAMBIO”

Con la Decisione (UE) 2019/1875 del Consiglio dell’8 novembre 2019 è stato approvato il testo dell’Accordo di libero scambio tra l’Unione europea e la Repubblica di Singapore, entrato in vigore il 21 novembre 2019, con cui si è inteso liberalizzare e facilitare gli scambi commerciali tra le parti.

Dal punto di vista operativo gli accordi tra l’Unione europea e un Paese terzo si concretizzano in una riduzione o in un’esenzione dei dazi all’importazione, per i prodotti identificati come originari di una delle parti coinvolte.

Le preferenze tariffarie sono concesse in modo reciproco dai Paesi contraenti, mediante la creazione di un’area di libero scambio che consente al soggetto che effettua l’importazione, di beneficiare di una riduzione o esenzione daziaria ed all’esportatore di conseguire vantaggi strategici nel mercato del Paese terzo aderente all’accordo stesso.

I singoli accordi, sottoscritti dall’Unione europea con i diversi Paesi firmatari, dettano la normativa di applicazione per l’ottenimento dell’origine preferenziale della merce, ossia le disposizioni che disciplinano le lavorazioni o trasformazioni dei materiali non originari affinché il prodotto trasformato possa avere il carattere di prodotto originario.

Con la Nota del 10 dicembre 2019, n. 207934 l’Agenzia delle Dogane ha fornito alcuni chiarimenti in merito precisando come la determinazione del carattere originario dei prodotti va ricondotta, in via preliminare, ai principi generali di “prodotti interamente ottenuti” (articolo 4, protocollo 1 dell’Accordo) e “sufficientemente lavorati” (articolo 5, protocollo 1 dell’Accordo).

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