Attualità

20/03/2020

Trasferimento di direzione effettiva


Perdite non deducibili in caso di trasferimento della sede della direzione effettiva di una società in uno Stato membro diverso da quello in cui la società è stata costituita

La Corte di Giustizia UE ha statuito che l’art. 49 TFUE, che vieta restrizioni alla libertà di stabilimento, non impedisce ad uno Stato membro di escludere la possibilità, per una società che ha trasferito la sede della propria direzione effettiva e, quindi, la propria residenza fiscale in tale Stato membro, di far valere una perdita fiscale originatasi, prima di tale trasferimento, in un altro Stato membro, nel quale essa conserva la propria sede sociale.

Nello specifico, la Corte di Giustizia, con la sentenza C- 405/18 del 27 febbraio 2020, si è pronunciata sul mancato riconoscimento da parte dell’amministrazione finanziaria circa la possibilità per una società di dedurre perdite fiscali originatesi in altro Stato Membro.

Invero, il caso sottoposto all’attenzione dei giudici lussemburghesi riguardava una società olandese che, nell’esercizio fiscale 2007, subiva consistenti perdite.

Successivamente, la stessa società decideva di trasferire la propria sede di direzione effettiva in Repubblica Ceca, ove utilizzava le predette perdite pregresse, incontrando, tuttavia, la resistenza del Fisco locale, che negava la deduzione delle stesse in forza della legislazione ivi vigente.

La CGUE ha affermato che il rifiuto di beneficiare di tale vantaggio costituisce una differenza di trattamento fiscale, che potrebbe dissuadere una società, costituitasi in uno Stato membro, dal trasferire la sede della propria direzione effettiva in un altro Stato membro.

Tuttavia, si legge nella citata sentenza che tale disparità di trattamento non integra una violazione della libertà di stabilimento, in quanto la normativa ceca mira, sostanzialmente, a preservare la ripartizione del potere impositivo tra gli Stati membri e a prevenire rischi di doppia deduzione delle perdite.

Alla luce di una misura che persegue siffatti obiettivi, la Corte ritiene che, in assenza di una competenza fiscale dello Stato membro ospitante per il periodo d’imposta nel corso del quale sono emerse le perdite di cui trattasi, la situazione di una società, che trasferisce la propria residenza fiscale in tale Stato membro e, successivamente, fa valere in quest’ultimo perdite originatesi in precedenza in un altro Stato membro, non è comparabile a quella di una società che ha la residenza fiscale nello stesso Stato membro, sia quando si verificano le perdite, sia quando le stesse vengono utilizzate.

Infatti, nel primo caso, lo Stato membro ospitante è privo di competenza fiscale rispetto alle perdite subite in un altro Stato membro, con la conseguenza che sussiste il rischio che le stesse siano portate in deduzione due volte.

In conclusione, dunque, alla luce di quanto affermato nella sentenza in esame, si deve ritenere che, lo Stato membro verso il quale una società trasferisce la sede della sua direzione effettiva non è tenuto a prendere in considerazione perdite originatesi prima del trasferimento, in quanto queste si riferiscono a periodi di imposta rispetto ai quali tale Stato membro non dispone di una competenza fiscale nei confronti di detta società.

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