Attualità

21/04/2020

Emergenza sanitaria e adempimento contrattuale


L’art. 91, D.L. n. 18/2020, nel suo fine di “sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19”, stabilisce che il mancato adempimento alle obbligazioni contrattuali, nel periodo di emergenza sanitaria per il Covid-19, non genera automaticamente conseguenze negative per il debitore.

In tale situazione il giudice che sia chiamato a decidere in ordine alle conseguenze generate dall’inadempimento dovrà necessariamente “valutare” la situazione concreta mettendo l’inadempimento su un piatto della bilancia e la necessità di rispettare le “misure di contenimento” (ad esempio: le limitazioni agli spostamenti) sull’altro piatto.

In mancanza di una norma di legge che esplicitamente provvedesse sul punto, la norma di cui all’articolo 1218, c.c. sarebbe stata implacabile.

La norma prevede dunque che solo l’impossibilità sopravvenuta della prestazione (e non la mera difficoltà, anche grave) che, in più, derivi da causa non imputabile al debitore, rende l’inadempimento incolpevole. In ogni altro caso l’inadempimento è colpevole (è una sorta di responsabilità “oggettiva” che colloca sul debitore il rischio dell’inadempimento) e obbliga il debitore inadempiente a risarcire il danno provocato al creditore e che sia conseguenza “immediata e diretta” dell’inadempimento.

Pertanto, oltre alla disattivazione della norma di cui all’articolo 1218, l’articolo 91, del Dl 18/2020 rimette alla valutazione del giudice anche la maturazione di una decadenza o la pretesa di una penale “connesse a ritardati o omessi adempimenti” i quali siano, a loro volta, da porre in relazione al “rispetto delle misure di contenimento”.

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