Attualità

09/07/2020

Direttiva 2011/16/UE, scambio automatico di informazioni


L’Avvocato generale deposita le sue conclusioni sullo scambio automatico di informazioni previsto dalla Direttiva 2011/16/UE

In data 2 luglio 2020, l’avvocato generale Kakott ha depositato le proprie conclusioni nelle cause riunite C-245/19 e C-246/19, tutte pendenti avanti alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, alla quale si chiede se la richiesta di scambio dati tra amministrazioni fiscali, prevista dalla direttiva 2011/16/UE, costituisca una violazione dei diritti fondamentali della persona, a fronte della quale devono  essere ammissibili, ai sensi dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, effettivi rimedi giurisdizionali.

La Cour administrative (Corte amministrativa, Lussemburgo) chiede altresì in quale misura la formulazione della richiesta debba essere specifica e precisa, affinché l’amministrazione finanziaria interpellata sia in grado di valutare la “prevedibile pertinenza” delle informazioni richieste.

Invero, con riguardo a tale ultimo aspetto, si ricorda che solo le informazioni “prevedibilmente pertinenti” possono costituire oggetto della cooperazione amministrativa ai sensi della direttiva.

Nello specifico, la questione sottoposta all’attenzione dei giudici europei trae origine da due richieste di informazioni, presentate ai sensi della Convenzione fiscale tra il Lussemburgo e la Spagna (firmata il 3 giugno 1986) e della direttiva relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale (Direttiva 2011/16/UE del Consiglio del 15 febbraio 2011, c.d. DAC 1), dall’Amministrazione finanziaria spagnola all’Amministrazione finanziaria lussemburghese, al fine di ottenere informazioni relative ad un’artista residente in Spagna.

A tal riguardo, giova evidenziare che la legge lussemburghese, applicabile ratione temporis, escludeva l’impugnabilità del provvedimento di ingiunzione in sede giurisdizionale e, inoltre, prevedeva un’ammenda fino ad euro 250.000 per il detentore delle informazioni, inadempiente rispetto alla richiesta.

Dunque, per soddisfare la prima richiesta, l’Amministrazione finanziaria lussemburghese ordinava ad una società ivi residente di fornire taluni documenti, tra cui, in particolare, la copia dei contratti stipulati ed aventi ad oggetto diritti dell’artista, le copie delle fatture, nonché i dettagli di conti bancari. Con riguardo alla seconda richiesta, invece, il Fisco richiedeva ad un istituto di credito lussemburghese informazioni relative a conti, a saldi di conti e ad altri attivi patrimoniali del contribuente.

Tuttavia, avverso tali richieste di ingiunzione, sia il contribuente sia le terze parti interessate (ossia, la società e l’istituto di credito) proponevano ricorso dinanzi al Tribunale di Lussemburgo, il quale, come anticipato, rinviava la questione alla CGUE.

Nelle sue conclusioni, l’Avvocato generale suggerisce alla Corte di Giustizia di riconoscere il diritto ad impugnare le predette richieste.

In particolare, l’Avvocato generale afferma che il destinatario dell'ingiunzione di fornire informazioni disporrebbe senz'altro del diritto di ottenere il riesame giurisdizionale della legittimità di tale provvedimento, ai sensi dell'art. 47 della Carta, in considerazione della lesività dell’atto stesso.

Poi, dal momento che l'obbligo del terzo di comunicare i dati personali relativi a un contribuente interferirebbe in ogni caso nel diritto fondamentale di quest'ultimo alla protezione dei dati stessi, anche il contribuente interessato potrebbe ottenere il riesame giurisdizionale della legittimità dell’ingiunzione ai sensi dell’art. 47 della Carta.

Per quanto riguarda i terzi interessati (nella fattispecie, le diverse società), l’Avvocato generale sottolinea che, secondo la giurisprudenza, il diritto fondamentale alla protezione dei dati (art. 8 della Carta) si riferirebbe, in linea di principio, alle sole persone fisiche. Di conseguenza, le persone giuridiche potrebbero invocare il diritto fondamentale al rispetto della vita privata e della vita familiare (art. 7 della Carta) laddove, come nel caso di specie, vengano richieste informazioni riguardanti conti bancari e cespiti patrimoniali. Anche questi terzi potrebbero quindi ottenere il riesame giurisdizionale dell'ingiunzione di fornire informazioni, ai sensi dell'art. 47 della Carta.

Con riguardo, invece, alla seconda questione pregiudiziale, l’Avvocato generale ha concluso che l’autorità competente, nel formulare la richiesta di informazioni, deve indicare specificatamente i motivi che giustificano il controllo fiscale, così da rendere le stesse informazioni “prevedibilmente pertinenti”.

 

SCAMBIO INFO