Attualità

09/07/2020

Esenzione IVA e fondi comuni di investimento


Esclusa l’esenzione ai fini IVA delle operazioni di gestione di fondi comuni di investimento

La prestazione unica di servizi di gestione fornita, per mezzo di una piattaforma informatica, appartenente ad un fornitore terzo, a favore di una società di gestione di fondi, che comprende sia fondi comuni d’investimento sia altri fondi, non rientra nell’esenzione prevista dall’art. 135, paragrafo 1, lett. g), della Direttiva 2006/112/CE.

Questo è quanto è stato statuito dalla Corte di Giustizia europea nella sentenza del 2 luglio 2020, resa nella causa C-231/19, vertente sull’interpretazione del sopra citato articolo 135.

In particolare, il caso sottoposto all’esame dei giudici europei concerne il trattamento Iva applicabile ai servizi di gestione di fondi di diversa natura, resi da un fornitore terzo, per mezzo di una piattaforma informatica, nei confronti di una società britannica.

Nello specifico, quest’ultima riteneva che l’imposta dovesse essere assolta unicamente in relazione ai servizi forniti per la gestione di fondi diversi da quelli rientranti nella nozione di fondi comuni d’investimento, rispetto ai quali, invece, doveva trovare applicazione l’esenzione prevista dall’articolo 135, paragrafo 1, lettera g), della direttiva 2006/112/CE.

Di diverso avviso era, invece, l’Amministrazione fiscale britannica, secondo la quale, al contrario, l’imposta doveva essere assolta in relazione all’insieme delle prestazioni beneficiate dalla società inglese. In particolare, il Fisco giungeva a tale conclusione, osservando che la maggior parte dei fondi gestiti dalla società inglese non rientrassero nella nozione di fondo comune di investimento, con la conseguenza che non poteva dirsi applicabile l’esenzione accordata dalla normativa comunitaria.

La Corte di Giustizia UE, interrogata dal giudice nazionale, conferma tanto la necessità di assoggettare una prestazione “unica” ad un trattamento Iva unitario, quanto l’inapplicabilità dell’esenzione, ma fonda la sua decisione su argomentazioni differenti da quelle addotte dal Fisco inglese.

In primo luogo, la Corte, richiama l’indirizzo costante secondo cui “sebbene ciascuna operazione debba normalmente essere considerata, ai fini dell’IVA, distinta e indipendente, come risulta dall’articolo 1, paragrafo 2, secondo comma, della direttiva IVA, l’operazione costituita da un’unica prestazione sotto il profilo economico non dev’essere artificialmente divisa in più parti per non alterare la funzionalità del sistema dell’IVA. Per questo motivo si è in presenza di un’unica prestazione quando due o più elementi o atti forniti dal soggetto passivo al cliente sono a tal punto strettamente connessi da formare, oggettivamente, una sola prestazione economica indissociabile la cui scomposizione avrebbe carattere artificiale”.

Inoltre, dopo aver precisato che la prestazione debba considerarsi “unica” anche quando i suoi elementi costitutivi non siano posti sullo stesso piano, la Corte afferma che, nel caso di specie, non è dato isolare un elemento principale ed un elemento accessorio, in quanto nell’ambito della prestazione fornita tramite la piattaforma, si configurano una molteplicità di elementi di importanza equivalente.

Ad ogni modo, tale prestazione unica deve essere assoggettata ad un'unica aliquota IVA, poiché se così non fosse si realizzerebbe una scomposizione artificiale di tale prestazione, che rischierebbe di alterare la funzionalità del sistema IVA. Ne deriva, pertanto, che unico deve essere il trattamento fiscale applicabile alla prestazione in esame.

Si osserva, inoltre, che il trattamento fiscale della prestazione non può essere determinato in funzione della natura dei fondi prevalentemente gestiti, così come asserito invece dall’autorità britannica.

Se così non fosse, invero, il beneficio dell’esenzione potrebbe essere concesso anche in relazione a fondi diversi dai fondi comuni d’investimento (si pensi all’ipotesi del gestore di fondi comuni d’investimento a titolo principale, che potrebbe beneficiare dell’esenzione delle prestazioni per l’insieme della sua attività di gestione di fondi). Da ultimo, si precisa che, per essere qualificate come esenti, le prestazioni fornite da un gestore esterno devono essere destinate a soddisfare funzioni specifiche ed essenziali della gestione dei fondi comuni d’investimento.

Orbene, nel caso di specie, le parti sono concordi nel ritenere che il servizio di cui trattasi viene utilizzato indifferentemente per la gestione di fondi comuni d’investimento e di altri fondi, con la conseguenza che non possono dirsi soddisfatte le condizioni necessarie per poter beneficiare dell’esenzione in discorso.

 

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