Attualità

09/07/2020

Passaggio generazionale ed esenzione


Legittimo il regime di esenzione per il passaggio generazionale di aziende e partecipazioni

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 120 del 2020, si è pronunciata sul giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 4-ter, del decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, promosso dalla Commissione tributaria regionale dell’Emilia-Romagna.

In particolare, con ordinanza depositata il 1° febbraio 2019, la CTR dell’Emilia-Romagna ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, primo comma, e 29 della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale del sopra citato articolo, nella parte in cui non include tra i trasferimenti di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni che non sono soggetti all’imposta sulle successioni e donazioni anche quelli a favore del coniuge del dante causa.

Invero, la disposizione censurata, nella formulazione applicabile ratione temporis nel giudizio principale, prevedeva che: a) «i trasferimenti, effettuati anche tramite i patti di famiglia di cui agli articoli 768-bis e seguenti del codice civile a favore dei discendenti, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggetti all’imposta»; b) «in caso di quote sociali e azioni di soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il beneficio spetta limitatamente alle partecipazioni mediante le quali è acquisito o integrato il controllo ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, numero 1), del codice civile»; c) «il beneficio si applica a condizione che gli aventi causa proseguano l’esercizio dell’attività d’impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento, rendendo, contestualmente alla presentazione della dichiarazione di successione o all’atto di donazione, apposita dichiarazione in tal senso»; d) «il mancato rispetto della condizione di cui al periodo precedente comporta la decadenza dal beneficio, il pagamento dell’imposta in misura ordinaria, della sanzione amministrativa prevista dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, e degli interessi di mora decorrenti dalla data in cui l’imposta medesima avrebbe dovuto essere pagata».

Dunque, ad avviso del Collegio rimettente, la norma denunciata lederebbe non solo l’art. 3 Cost., in considerazione della irragionevole disparità del regime fiscale al quale sono assoggettati i discendenti ed il coniuge, ma anche l’art. 29 della stessa Costituzione, in quanto l’esclusione del coniuge dall’agevolazione tributaria comprometterebbe la “tutela del nucleo familiare”.

Premesso ciò, la Corte esclude l’illegittimità costituzionale della norma in discorso, rilevando innanzitutto che l’introduzione, negli Stati membri della Comunità europea, di forme di agevolazione sulle imposte sulle successioni e donazioni, con riguardo al passaggio generazionale delle imprese, è stata sollecitata dalla Raccomandazione 94/1069/CE della Commissione europea, nella quale veniva evidenziato come “uno dei principali ostacoli al buon esito della successione familiare” fosse proprio costituito dal relativo onere fiscale. Dunque, in linea con gli inviti della Commissione, il legislatore ha introdotto la censurata disposizione, tesa per l’appunto a favorire il passaggio generazionale dell’attività imprenditoriale. Ricostruito il contesto normativo di riferimento, la Corte chiarisce che la norma in discorso risulta eccedente rispetto alla protezione offerta dai “principali precetti costituzionali” posti a tutela della famiglia. Inoltre, l’agevolazione, disposta dalla norma in esame, eccede altresì l’ambito di operatività dell’art. 41 Cost., che, a parere dei giudici, deve essere preso in considerazione a prescindere dalle censure formulate dal rimettente.

In particolare, si afferma che l’agevolazione in esame non è destinata direttamente all’impresa, ma mira ad agevolarne la continuità a favore dei discendenti nel momento del passaggio generazionale.

Tale ratio non è identicamente riferibile tanto al caso in cui la trasmissione avvenga a favore dei discendenti stessi quanto a quello in cui il trasferimento sia effettuato a favore del coniuge.

In primo luogo, viene evidenziato come l’esenzione in parola si pone in linea di continuità con il c.d. patto di famiglia, che consente all’imprenditore di trasferire l’azienda o le partecipazioni societarie esclusivamente in favore dei discendenti e non anche del coniuge.

Inoltre, la Consulta evidenzia, come un’ulteriore differenza tra le situazioni messe a confronto derivi dalla considerazione per cui i discendenti, in quanto generalmente più giovani rispetto al coniuge del dante causa, rappresentino coloro che possono garantire, in un orizzonte temporale maggiormente esteso, la continuità aziendale.

Di conseguenza, la Corte Costituzionale conclude asserendo che, la scelta legislativa di circoscrivere il beneficio alla sola ipotesi del passaggio intergenerazionale a favore dei discendenti non appare arbitraria e, pertanto, dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 4-ter, del d.lgs. n. 346 del 1990, sollevate con riferimento agli artt. 3 e 29 della Costituzione.

 

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