Attualità

09/07/2020

Pandemia e fisco, le tesi per cambiare

di Giuseppe Corasaniti


Tra emergenza e fisco, le proposte per una riforma

Nell’ultimo trimestre il Governo Italiano, al fine di fronteggiare la grave contrazione dell’economia nazionale conseguente all’emergenza sanitaria legata al diffondersi del Covid-19, ha introdotto diverse misure emergenziali (anche di carattere tributario) di sostegno economico per le famiglie, i lavoratori e le imprese.

Nonostante l’encomiabile sforzo profuso dal Governo italiano, permangono ancora molti dubbi, fra gli altri, in merito all’eccessiva “burocratizzazione” del sistema; come si evince dalla lettura del “Decreto Rilancio”, le disposizioni ivi contenute necessiteranno – in tempi strettissimi – di ben 98 provvedimenti attuativi. 

È auspicabile che i successivi interventi legislativi si concentrino nel perseguire un approccio sistematico, da cui emerga un ragionevole bilanciamento tra l'esigenza di reperire risorse finanziare idonee alla copertura delle ingenti e straordinarie spese pubbliche e di tutelare il sistema produttivo del Paese, la capacità di consumo e la propensione al risparmio. In questo contesto la riforma del sistema tributario deve costituire un tassello fondamentale per favorire la ripresa economica del Paese.

L’emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo in Italia, in Europa e nel resto del mondo mi ha indotto a richiedere all’Editore (che ha tempestivamente accettato la proposta) di anticipare a giugno la pubblicazione del fascicolo doppio della nostra Rivista, anziché aspettare la fine dell’anno. 

Il difficile e inedito periodo che stiamo affrontando impone uno sforzo straordinario da parte di tutti coloro che sono impegnati a gestire questa doppia emergenza. In questo importante e voluminoso fascicolo desidero ringraziare, oltre all’Editore, tutti gli Autori che hanno accettato con entusiasmo l’invito non solo a commentare le complesse misure straordinarie di diritto societario, diritto bancario, diritto fallimentare, diritto contabile e diritto tributario che sono state introdotte, beneficiando del “Temporary framework” adottato dalla Commissione Europea per fronteggiare la grave crisi economica provocata dalla imprevedibile pandemia, ma anche a segnalare le inevitabili criticità emergenti dalle nuove disposizioni e a formulare interessanti proposte correttive e talvolta innovative sia a livello interno sia livello europeo. 

Come noto, nell’ultimo trimestre, il Governo italiano, al fine di fronteggiare la grave contrazione dell’economia nazionale conseguente all’emergenza sanitaria legata al diffondersi del Covid-19, ha adottato, a breve distanza l’uno dall’altro, diversi provvedimenti di urgenza.

Nell’ambito dei provvedimenti adottati, il decreto legge n. 18 del 2020 (d’ora in avanti, “Decreto Cura Italia”), conv. in l. n. 27 del 24 aprile 2020, il decreto legge n. 23 del 2020 (c.d. “Decreto Liquidità”) e il decreto legge n. 34 del 2020 (c.d. “Decreto Rilancio), hanno introdotto, tra le altre, numerose misure emergenziali (anche in materia tributaria) di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese. 

Si tratta, senza dubbio, di importanti interventi da parte dello Stato, i quali, tra l’altro, sono stati in larga parte resi possibili grazie al nuovo quadro regolatorio degli aiuti di Stato, “State Aid Temporary Framework” della Commissione UE, nel frattempo intervenuto, con il quale sono stati per l’appunto autorizzati, in data 14 aprile 2020, i regimi di aiuti straordinari a sostegno della liquidità delle imprese previsti principalmente dal Decreto Liquidità.

In questa fase non è semplice prevedere l’impatto che le misure adottate, anche di carattere fiscale, avranno sull’economia nazionale, soprattutto perché le stime degli organi europei e internazionali non paiono particolarmente confortanti.

A livello europeo, la Commissione UE ha pubblicato una stima preliminare del possibile impatto dell’emergenza sull’economia, sulla base delle ipotesi che il tasso di mortalità e morbilità del virus sia lo stesso in Europa e nel resto del mondo, e che l’impatto sia maggiore di quello osservato in Cina. L’impatto dell’emergenza, attraverso i canali citati, si dovrebbe tradurre in una riduzione di 2,5 punti percentuali del tasso di crescita del PIL dell’UE nel 2020. Considerando la stima di partenza contenuta nelle previsioni d’inverno della stessa Commissione (1,4%), nel 2020 il nuovo tasso di crescita del PIL dell’UE dovrebbe attestarsi intorno al -1%. 

Tale proiezione è apparsa presto superata dalle stime pubblicate il 14 aprile 2020 dal Fondo monetario internazionale nel World Economic Outlook, da cui risulterebbe una contrazione dell’attività economica mondiale del 3%, e in particolare del 7,1% nel 2020 per l’UE e del 7,5% per la zona euro, nell’ambito della quale l’Italia si contrarrebbe, sempre nel 2020, del 9,1%, la Germania del 7%, la Francia del 7,2% e la Spagna dell’8%. La ripresa dell’economia porterebbe a un recupero soltanto parziale del reddito perduto, con un tasso di crescita nel 2021 pari al 4,8% sia per l’UE, sia per l’Italia. Altrettanto fosche appaiono le stime pubblicate il 14 aprile dall’OCSE, secondo cui l’impatto delle misure per la gestione dell’emergenza basate sulla sospensione della maggior parte delle attività̀ produttive, oltre che sul distanziamento sociale, si potrebbe quantificare in una riduzione del 25% del PIL. 

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