Attualità

21/07/2020

Proventi derivanti da operazioni di Peer to Peer Lending


Chiarimenti in merito al trattamento fiscale dei proventi derivanti da operazioni di Peer to Peer Lending

 

Il 9 giugno 2020 l’Agenzia delle entrate ha pubblicato due Risposte ad interpello, la n. 168 e la n. 169, ambedue volte a fornire taluni chiarimenti in merito alla disciplina introdotta dall’art. 1, co. 44 della Legge di Bilancio 2018, avente ad oggetto il trattamento fiscale dei proventi derivanti da prestiti erogati per il tramite di piattaforme di prestiti per soggetti finanziatori non professionali (c.d. piattaforme di “peer to peer lending”).

Nel primo caso sottoposto all’attenzione dell’Amministrazione finanziaria (i.e., Risposta n. 168), l’istante rappresentava di avere intenzione di gestire una piattaforma online di peer to peer lending, la quale avrebbe dovuto operare come agente di pagamento di un Istituto di pagamento francese in base all’assegnazione, da parte dell’Autorità di vigilanza prudenziale e di risoluzione francese, del numero di registrazione “Registre des agents financiers”. La Società istante domandava quindi se, in qualità di gestore della piattaforma grazie a tale registrazione e alla sua qualifica di agente di pagamento di un Istituto di pagamento francese, avrebbe dovuto operare in qualità di sostituto d’imposta in conformità a quanto previsto dalla normativa italiana.

Nel secondo caso (i.e., Risposta n. 169) l’istante, iscrittosi nel corso del 2018 – in qualità di investitore – ad una piattaforma di prestiti per soggetti finanziatori non professionali gestita da una Società estera, faceva presente che la suddetta piattaforma non aveva applicato la ritenuta alla fonte a titolo d’imposta di cui all’art. 1, co. 44, Legge di Bilancio 2018, con riferimento ai proventi derivanti dall’investimento effettuato. Domandava dunque chiarimenti in merito agli obblighi dichiarativi di tali proventi, al monitoraggio fiscale e all’IVAFE.

Nell’esprimere le proprie conclusioni – sostanzialmente identiche con riguardo ad entrambe le istanze presentate – l’Agenzia delle entrate ha anzitutto ricordato che, a seguito delle modifiche apportate all’art. 44, co. 1, Tuir ad opera dell’art. 1, co. 43 e 44, Legge di Bilancio 2018, sui proventi derivanti da investimenti su piattaforme di P2P Lending deve applicarsi una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta con aliquota del 26%, a condizione che: i) il soggetto finanziatore sia esclusivamente una persona fisica che agisce al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa; ii) il gestore della piattaforma sia un intermediario finanziario iscritto all’albo o un istituto di pagamento ai sensi della normativa prevista, rispettivamente, dagli artt. 106 e 114 del TUB, autorizzato dalla Banca d’Italia.

Ciò posto, nella Risposta n. 168 l’Agenzia delle entrate ha chiarito che, non rientrando l’istante nell’ambito di applicazione dell’art. 44, co. 1, lett. d-bis) Tuir, esso non può applicare la ritenuta a titolo d’imposta ex art. 1, co. 44, Legge di Bilancio 2018 sugli interessi erogati attraverso la piattaforma online in relazione ai finanziamenti di P2P Lending.

Analogamente, poiché anche nell’istanza di cui alla Risposta n. 169 la piattaforma di P2P Lending era gestita da una società estera non rientrante tra i soggetti di cui all’art. 44, co. 1, lett. d-bis) Tuir, l’Amministrazione ha affermato che gli investimenti operati dovessero essere qualificati come “contratti di mutuo” ex art. 1813 c.c. Pertanto:

i) l’istante – investitore è tenuto ad indicare nella dichiarazione annuale dei redditi i proventi derivanti dagli investimenti di P2P Lending;

ii) ai fini del monitoraggio fiscale, l’investimento deve essere indicato nel quadro RW del modello Redditi PF utilizzando il codice “14”, relativo ad “altre attività estere di natura finanziaria”;

iii) è dovuta l’IVAFE, potendo l’investimento indicato dall’investitore essere qualificato come “prodotto finanziario”.

 

piatt