Attualità

21/07/2020

Polizze, opzione "neo-residenti"


Tassazione dei redditi derivanti da polizze assicurative estere in caso di opzione per il c.d. “Regime dei neo-residenti”

 

Con la Risposta ad interpello n. 178 dell’11 giugno 2020, l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in merito a taluni dubbi sollevati da una compagnia di assicurazione con sede in Lussemburgo, ma operante in Italia in regime di libera prestazione di servizi, con riguardo alla tassazione dei redditi di capitale derivanti da polizze assicurative estere in caso di trasferimento, da parte del contraente, della residenza in Italia con esercizio dell’opzione per il regime di tassazione forfetaria di cui all’art. 24-bis Tuir (c.d. “Regime dei neo-residenti”).

L’istante rappresentava di aver esercitato l’opzione, dal 31 dicembre 2011, per l’ottemperamento degli obblighi di sostituto di imposta sui redditi di capitale derivanti dai contratti di assicurazione sulla vita di cui all’art. 26-ter, co. 3, d.P.R. n. 600 del 1973, per il versamento dell’Imposta sulle Riserve Matematiche (“IRM”) di cui all’art. 1, co. 2-quinquies), d.l. n. 209 del 2002, n. 209 e di aver ottenuto l’autorizzazione all’assolvimento dell’imposta di bollo virtuale sui prodotti assicurativi di tipo unit-linked, dalla stessa commercializzati in Italia.

In ragione della suddetta opzione, la predetta compagnia di assicurazione estera doveva dunque qualificarsi come sostituto d’imposta in Italia e, in quanto tale, essere assoggettata agli adempimenti di cui all’art. 4, d.P.R. n. 322 del 1998.

Ciò posto, con il primo quesito, l’istante domandava sulla base di quali elementi (fattuali o documentali) poter escludere l’applicazione delle ritenute ed imposte sostitutive per il periodo di vigenza del regime agevolativo introdotto dall’art. 24-bis Tuir. A tal riguardo, premesso che i chiarimenti forniti valgono anche per l’imposta sostitutiva trattenuta da imprese di assicurazioni estere che agiscono da sostituti d’imposta in Italia, l’Agenzia delle entrate ha ricordato che, se un soggetto trasferisce la propria residenza fiscale in Italia con l’intenzione di optare per il regime in esame e, già nell’anno di acquisizione della residenza nello Stato, ivi subisca ritenute per i redditi di fonte estera che percepisce, non avendo ancora materialmente optato per il nuovo regime potrà utilizzare in compensazione (ex art. 17, d.lgs. n. 241 del 1997) ovvero recupere mediante istanza di rimborso nei termini di cui all’art. 38 d.P.R. n. 602 del 1973, l’imposta già ritenuta nell’annualità di trasferimento della residenza.

Difatti, l’opzione per il suddetto regime deve essere esercitata in sede di dichiarazione dei redditi riferita all’anno di trasferimento o all’anno successivo e, una volta esercitata l’opzione stessa, il soggetto potrà rilasciare un’apposita dichiarazione (requisito imprescindibile ai fini del perfezionamento del regime) agli intermediari che eventualmente intervengono nella riscossione di redditi esteri i quali – solo da questo momento – potranno scegliere di applicare o meno della ritenuta sui redditi di fonte estera da corrispondere al neo residente.

Tuttavia, qualora il contribuente abbia versato l’imposta sostitutiva entro il termine del 30 giugno e non abbia, però, perfezionato l’opzione in sede dichiarativa, egli potrà operare – sussistendone i requisiti – la remissione in bonis secondo quanto previsto dalla l. n. 16 del 2012.

In merito al secondo quesito, riguardante la possibilità di escludere la polizza sottoscritta dal contraente che abbia aderito al regime dei neo residenti dal calcolo dell’IRM durante il periodo di vigenza del contratto e di adozione del suddetto regime agevolativo, poiché l’obbligo di tale imposta è strettamente collegato alla possibilità di scomputo della somma corrisposta a tale titolo in sede di versamento delle ritenute operate in relazione alle imposte dovute sui rendimenti assicurativi delle polizze stipulati con contraenti residenti in Italia e che, nei confronti dei neo residenti, non si applica tale ritenuta, l’Amministrazione ha chiarito che con riguardo a tali contratti l’IRM non sia dovuta a decorrere dal periodo di imposta in cui si intende perfezionata l’opzione per il regime di cui all’art. 24-bis Tuir.

Con riferimento al terzo quesito, relativo all’eventuale esclusione dall’applicazione dell’imposta di bollo con applicazione, invece, dell’IVAFE, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che, qualora le imprese di assicurazione estere operanti in Italia in regime di prestazione di servizi abbiano esercitato sia l’opzione per l’applicazione dell’imposta sostitutiva di cui all’art. 26-ter, co. 4, d.P.R. n. 600 del 1973, sia l’opzione per il versamento dell’IRM, l’IVAFE non è dovuta mentre, al contrario, è dovuta l’imposta di bollo, nella misura in cui ricorrano i presupposti di cui all’art. 13, co. 2-ter, Tariffa allegata al d.P.R. n. 642 del 1973: ciò, non perché sia stata operata una sostituzione tra imposte, ma in conseguenza del venir meno di uno dei presupposti dell’IVAFE, ovvero la detenzione all’estero delle polizze, che si considerano detenute in Italia.

Con riguardo all’ultimo quesito, concernente la valorizzazione della polizza – stipulata dal neo residente e incassata al termine del periodo di vigenza del medesimo regime – ai fini del calcolo del reddito di capitale soggetto a tassazione ex artt. 44, co. 1, lett. g-quater) e 45, co. 4, Tuir, l’Agenzia ha chiarito che con riguardo ai redditi all’estero viene utilizzata una lettura “a specchio”, secondo cui i redditi si considerano prodotti all’estero sulla base degli stessi criteri di collegamento previsti dall’art. 23 Tuir per individuare quelli prodotti nel territorio dello Stato, ma applicandoli “a rovescio”. Ciò posto, i redditi di capitale maturati, ma non percepiti, durante il periodo di validità dell’opzione per il regime dei neo residenti non sono assoggettati a tassazione sostitutiva, dovendo essere tassati in modo ordinario se percepiti dal neo residente dopo il quindicesimo anno di regime ovvero a seguito di decadenza o anticipata revoca del regime stesso. Diversamente, i redditi erogati nei periodi d’imposta in cui non è valida l’opzione dovranno essere assoggettati ad imposta sostitutiva del 26% sulla differenza tra l’importo percepito ed il premio pagato (c.d. costo fiscale).

 

 

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