Attualità

05/10/2020

Il trattamento fiscale dei c.d. Carried interest


Con la risposta ad interpello n. 407 pubblicata il 24 settembre 2020, l’Agenzia delle entrate ha fornito taluni chiarimenti in merito al trattamento fiscale dei proventi derivanti da strumenti finanziari aventi diritti patrimoniali rafforzati (c.d. carried interest).

La società istante, una S.g.r. detenuta da due banche appartenenti al medesimo gruppo, rappresentava di essere attiva nel settore del private equity e di aver istituito un Fondo d’investimento alternativo riservato mobiliare chiuso destinato ad investire in strumenti finanziari quotati e non quotati. In particolare, il Regolamento del Fondo contemplava l’emissione di due classi di quote: i) le prime, sottoscrivibili da qualsiasi soggetto rientrante nella definizione di “investitore qualificato”; ii) le seconde, riservate esclusivamente a soggetti riconducibili alla S.g.r. e, più precisamente, alla S.g.r. stessa, ai suoi soci, ai manager e ai key manager.

Questa seconda tipologia di quote, caratterizzata dalla presenza di diritti patrimoniali rafforzati che riconoscevano il diritto di ricevere una extra-remunerazione (c.d. carried interest) era stata in concreto assegnata a due key manager e a due manager della società, i quali risultavano dunque partecipare all’investimento del Fondo.

Ciò posto, la S.g.r. chiedeva all’Agenzia delle entrate di chiarire il regime fiscale cui assoggettare gli extra-rendimenti derivanti dalla titolarità delle quote con diritti patrimoniali rafforzati, facendo presente che l’art. 60, d.l. n. 50 del 2017 individua una forma di presunzione legale secondo cui i carried interest sono qualificabili come reddito di capitale al ricorrere, congiuntamente, di tre requisiti: a) il raggiungimento di una soglia minima di investimento; b) il differimento della distribuzione dell’utile; c) un periodo minimo di detenzione.

A parere dell’istante, pur non risultando integrato – nel caso di specie – il requisito di cui alla lett. a), sussistevano tuttavia i presupposti per qualificare gli extra-rendimenti come redditi di capitale indipendentemente dalla predetta presunzione. Ciò, sia perché l’art. 60, d.l. n. 50 del 2017 non esclude che, in assenza dei requisiti previsti per l’operatività della presunzione, tali rendimenti possano comunque essere qualificati come redditi di capitale, ove ne sussistano i presupposti; sia in ragione del fatto che la Circolare n. 25/E del 16 ottobre 2017 ha precisato che ciò che rileva è l’idoneità dell’investimento, effettuato dai manager, ad allineare gli interessi di questi ultimi a quelli degli investitori esponendoli, altresì, all’analogo rischio della perdita del capitale. E tale allineamento, a parere della S.g.r., era pienamente sussistente nel caso di specie.

L’Agenzia delle entrate, tuttavia, non ha concordato con la soluzione prospettata dall’istante. Premessa un’approfondita analisi della disciplina di riferimento, l’Agenzia ha ricordato che la ratio dell’art. 60, d.l. n. 50 del 2017 è di evitare le incertezze nella qualificazione reddituale dei carried interest come redditi derivanti da attività lavorativa piuttosto che come redditi di natura finanziaria, incertezze che derivano dal duplice ruolo rivestito dal manager, il quale riveste contemporaneamente il ruolo di amministratore/dipendente e quello di azionista/quotista delle società, degli enti o degli OICR richiamati dalla norma stessa.

Ciò posto, pur concordando con l’istante in merito alla necessità di una valutazione case by case nell’eventualità in cui non sussistano tutti i requisiti richiesti dalla norma ai fini dell’operatività della presunzione, l’Amministrazione ha rilevato che, nel caso di specie, non poteva ravvisarsi un allineamento degli interessi e rischi dei manager rispetto a quelli degli altri investitori. Di conseguenza, ritenuto che i proventi percepiti avessero essenzialmente la funzione di integrare la retribuzione ordinaria dei manager, l’Agenzia ha ritenuto che essi dovessero concorrere alla formazione del reddito di lavoro dipendente, ex art. 51 Tuir.

 

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