Attualità

05/10/2020

La soglia del 10%


Chiarimenti in merito alla determinazione della soglia del 10 per cento di cui all’art. 17-bis, co. 5, lett. a), d.lgs. n. 241 del 1997

 

Con la Risoluzione n. 53 del 22 settembre 2020 l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in merito alla determinazione “dei complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo non inferiore al 10 per cento dell’ammontare dei ricavi e dei compensi”, di cui all’art. 17-bis, co. 5, lett. a), d.lgs. n. 241 del 1997, inserito dall’art. 4, co. 1, d.l. n. 124 del 2019, conv. con mod. dalla l. n. 157 del 2019.

Nel dettaglio, si domandava all’Amministrazione se, ai fini del calcolo della predetta soglia, le imprese appaltatrici, affidatarie o subappaltatrici potessero conteggiare i versamenti relativi alle operazioni soggette ai meccanismi dello split payment e del reverse charge. Si chiedeva inoltre se tali soggetti potessero considerare tra i versamenti: i) la “imposta teorica” corrispondente al reddito della società, imputato a ciascun socio, indipendentemente dalla relativa percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili, ex artt. 115 e 116 Tuir; ii) la “imposta sul valore aggiunto teorica” risultante dalla liquidazione periodica della società controllata, ma assolta dall’ente controllante, nell’ipotesi di esercizio dell’opzione per la liquidazione Iva di gruppo.

La Risoluzione in discorso ha chiarito che con riguardo al requisito previsto dall’art. 17-bis, co. 5, lett. a), d.lgs. n. 241 del 1997 deve ritenersi che, ai fini del calcolo della soglia del 10 per cento dell’ammontare dei ricavi o compensi, tra i versamenti, debba essere considerata anche l’Iva relativa alle operazioni rese dalle imprese appaltatrici, affidatarie o subappaltatrici alla p.a. e ai soggetti ad essa equiparati, obbligati allo split payment.

L’Agenzia ha inoltre ricordato che l’art. 17-ter, d.P.R. n. 633 del 1972 individua, comunque, nel cedente o prestatore il soggetto su cui ricade il debito di imposta nei confronti dell’Erario, in relazione alle operazioni rese nei confronti di una PA o di un soggetto ad essa assimilato ivi indicato, chiarendo che, in un’ottica di contrasto ai comportamenti fraudolenti, viene spostato sull’ente pubblico e sui soggetti assimilati l’obbligo di versare l’Iva.

Per tali ragioni, la Risoluzione ha dunque precisato che ai fini del calcolo della “soglia del 10 per cento” debbano computarsi tra i versamenti delle imprese appaltatrici, affidatarie o subappaltatrici le somme costituenti l’Iva relativa alle operazioni soggette allo split payment.

Con riguardo alle operazioni soggette al regime dell’inversione contabile, l’Agenzia ha ricordato che, come evidenziato nella circolare 27 marzo 2015, n. 14/E, tale meccanismo “comporta che gli obblighi relativi all’applicazione dell’IVA debbano essere adempiuti dal soggetto passivo cessionario o committente, in luogo del cedente o del prestatore e che esso è adottato dagli Stati Membri “in deroga alla procedura normale di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto”, sempre con la finalità di “contrastare le frodi in particolari settori a rischio, evitando che il cessionario porti in detrazione l’imposta che il cedente non provvede a versare all’erario”.

Di conseguenza, così come accade per lo split payment, è sempre per finalità antifrode che il versamento dell’imposta oltre che, in questo caso, l’applicazione dell’imposta, sono spostati dall’impresa appaltatrice, affidataria o subappaltatrice, al committente. Pertanto, anche l’Iva assolta dal committente in regime di inversione contabile deve essere ricompresa nei versamenti per il calcolo della soglia del 10 per cento.

Da ultimo, con riguardo ai quesiti formulati con riguardo alla possibilità di considerare nel calcolo della soglia del 10 per cento, tra i versamenti, anche la “imposta teorica” corrispondente al reddito della società, imputato per trasparenza ai soci (che provvedono al pagamento dell’imposta, nel caso di esercizio dell’opzione per la trasparenza fiscale) e la “imposta sul valore aggiunto teorica” risultante dalla liquidazione periodica della società controllata, ma assolta dall’ente controllante, nel caso di opzione per la liquidazione Iva di gruppo, la Risoluzione ha ritenuto possibile includere, tra i versamenti, anche le suddette imposte teoriche. Ciò, in analogia con la soluzione adottata nel paragrafo 3.1 della circolare 12 febbraio 2020, n. 1/E, per i soggetti aderenti al consolidato fiscale, con riferimento ai quali è stato chiarito che “(…) ai fini della determinazione dei complessivi versamenti del numeratore, può essere fatta valere anche l’«imposta teorica» corrispondente al reddito complessivo proprio di cui all’articolo 121 del TUIR attribuito al consolidato fiscale delle imposte”.

Difatti, al pari del regime del consolidato fiscale, anche i regimi della trasparenza fiscale e della liquidazione Iva di gruppo, si caratterizzano per il fatto che il debito tributario matura, in via autonoma, in capo a ciascuna delle società aderenti, che provvedono alla liquidazione della relativa imposta, mentre il solo assolvimento del debito tributario viene eseguito da un altro soggetto, legato al primo da rapporti di partecipazione e/o controllo.

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