Attualità

26/01/2021

La nozione di mercato regolamentato rilevante in materia di imposte sui redditi



A conclusione della consultazione pubblica tenutasi nei mesi scorsi, l’Agenzia delle entrate ha pubblicato la Circolare n. 32/E del 23 dicembre 2020, con la quale sono stati resi ulteriori chiarimenti in merito alla nozione di “mercato regolamentato” rilevante in materia di imposte sui redditi.

Il documento di prassi in discorso nasce dalla necessità di pervenire ad una nozione di “mercato regolamentato” più aderente all’attuale scenario economico, in considerazione anche dell’evoluzione che ha interessato tale settore a partire dagli anni Novanta del secolo scorso sino ad oggi.

Nello specifico, è emersa la duplice necessità di comprendere se fosse possibile considerare come “mercati regolamentati” anche i “mercati regolamentati di Paesi non appartenenti all’OCSE” ed equiparare i sistemi multilaterali di negoziazione (c.d. MTF – Multilateral trading facilities) ai “mercati regolamentati” così come definiti dal TUF.

Innanzitutto, l’Agenzia delle entrate ricorda che, originariamente, per la definizione dei “mercati regolamentati” occorreva far riferimento all’impostazione contenuta nella C.M. 24 giugno 1998, n. 165, nella quale si precisava che per titoli negoziati nei mercati regolamentati si intendono sia quelli negoziati nei mercati individuati dal d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), sia quelli negoziati nei mercati di Paesi appartenenti all’OCSE. Dunque, nel definire i mercati regolamentati, ai fini fiscali, si soleva far riferimento ai mercati regolamentati: i) di cui al TUF, nonché ii) ai mercati regolamentati dei Paesi appartenenti all’OCSE, con la conseguenza che rimanevano esclusi da tale definizione i mercati regolamentati dei Paesi non appartenenti all’OCSE.

Tuttavia, detta nozione utilizzata dalla prassi amministrativa necessitava di un aggiornamento.

In particolare, una nuova definizione di “mercato regolamentato estero” è stata fornita nell’ordinamento italiano dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 5 marzo 2015, n. 30, con il quale è stato qualificato come tale il “mercato regolamentato iscritto nell’elenco previsto dall’articolo 63, comma 2 o nell’apposita sezione prevista dall’articolo 67, comma 1, del TUF o altro mercato regolamentato regolarmente funzionante, riconosciuto e aperto al pubblico”.

In primo luogo, è stato osservato come alcuna limitazione di ordine geografico è rinvenibile tanto nella normativa afferente alla regolamentazione della gestione collettiva del risparmio, quanto nella normativa in materia di imposte sui redditi. Di conseguenza, non ha legittimazione la prassi che finora ha considerato come “mercati regolamentati” solo quelli di Stati appartenenti all’OCSE.

Sulla base di tali premesse, l’Agenzia delle entrate ha dunque affermato che per “mercato regolamentato estero” – in aggiunta a quello riconosciuto dalla CONSOB e a quello indicato nell’elenco dell’ESMA – deve intendersi “ogni altro mercato regolamentato regolarmente funzionante, riconosciuto e aperto al pubblico”.

Segnatamente, si ritiene che tra i “mercati regolamentati” rientrino: i) i mercati situati in Stati membri dell’UE o SEE; ii) i mercati, diversi dai precedenti, riconosciuti da CONSOB ed indicati in apposito elenco; iii) i mercati che le associazioni di categoria delle SGR considerano regolamentati alla luce della normativa di settore.

Infine, per quanto concerne i “sistemi multilaterali di negoziazione”, l’Agenzia delle entrate ha affermato che è rilevante, ai fini dell’equiparazione di detta nozione a quella di “mercato regolamentato”, l’esistenza di “prezzi ufficiali”.

Inoltre, di particolare interesse è il paragrafo 4 del documento in discorso, che richiama il principio del legittimo affidamento (art. 10, comma 2, della L. 212/2000), in forza del quale non possono essere irrogate sanzioni ai contribuenti che abbiano fatto legittimo affidamento nella definizione di mercati regolamentati contenuta nei precedenti documenti di prassi. 

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