Attualità

26/01/2021

Guseppe Corasaniti

Scambio di informazioni e DAC 6

La nuova frontiera del contrasto alla pianificazione fiscale aggressiva transfrontaliera


 Esaminando il nuovo peculiare meccanismo di “investigazione predittiva” delle fattispecie elusive/evasive transfrontaliere introdotto dalla DAC 6, si nota immediatamente come le previsioni ivi contenute rappresentino una vera e propria “rottura con il passato” e, in specie, con la disciplina euro-unitaria sino ad oggi promulgata in materia di scambio automatico di informazioni fiscali: gli obblighi di notifica delle informazioni non incombono più soltanto su quei soggetti tradizionalmente individuati dalle direttive precedenti (tra gli altri, gli intermediari finanziari, le società fiduciarie, gli OICR o i trust) ma vengono estesi in capo ai “consulenti” del contribuente, o in capo al contribuente stesso, sollevando, dunque, molteplici dubbi che, si auspica, possano essere risolti sia da puntuali documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate sia da apposite FAQ pubblicate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Lo scambio automatico di informazioni nel settore fiscale fra le amministrazioni degli membri dell’Unione Europea costituisce un importante strumento di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale transfrontalieri, nonché alle strategie di pianificazione fiscale aggressiva con cui le imprese possono trasferire gli utili in Paesi a minore imposizione fiscale producendo effetti sulla base imponibile di altri Stati membri.

Negli ultimi anni si è sensibilmente intensificato l’interesse su talune iniziative - sviluppate sia in ambito OCSE sia in ambito UE, riguardanti lo scambio automatico di informazioni, basato su accordi che consentono di inviare e ricevere elevate quantità di dati e informazioni a scadenze prefissate – precipuamente orientate alla definitiva affermazione del concetto di “trasparenza fiscale” quale paradigma opposto e contrario al concetto (per molti anni condiviso a livello internazionale) di “riservatezza fiscale".

Più nello specifico, a seguito dello slancio politico creato dal progetto “Base erosion and profit shifting” dell’OCSE, il legislatore dell’UE, negli ultimi anni, ha compiuto notevoli passi diretti all’armonizzazione della tassazione del reddito (delle società) e alla creazione di rilevanti minimum standards, obiettivi, questi ultimi, raggiunti nelle recenti “Anti-Tax Avoidance Directives” (i.e., Direttiva 2016/1164/UE e Direttiva 2017/952/UE, c.d. “ATAD 1 e ATAD 2”), le quali, in buona sostanza, rappresentano la trasposizione sotto forma di “hard law” della “soft law” di matrice OCSE.

Ma vi è di più.

Oltre alle disposizioni contenute nelle due direttive ATAD, gli Stati membri dell’UE hanno adottato, sulla base degli articoli 113 e 115 del TFUE, una serie di modifiche alla Direttiva UE 2011/16/UE (Directive on Administrative Cooperation, c.d. DAC 1) in materia di cooperazione amministrativa nel settore fiscale, destinate a fornire alle novità giuridiche sostanziali apportate dalle citate direttive ATAD 1 e ATAD 2, un adeguato impianto procedurale, composto da norme in grado di assicurare la raccolta delle informazioni necessarie a prevenire forme di evasione/elusione transfrontaliere.

A questo scopo, l’ambito applicativo della DAC è stata modificato – o, meglio, ampliato – cinque volte negli ultimi anni. Tali modifiche hanno comportato: i) l’introduzione, con riferimento alle informazioni sui conti finanziari all’interno dell’Unione, dello standard comune di comunicazione di informazioni (Common Reporting Standard - «CRS») elaborato dall’OCSE (Direttiva 2014/107/UE, c.d. “DAC 2”); ii) l’introduzione dell’obbligo di scambio automatico di informazioni sui ruling preventivi transfrontalieri (Direttiva 2015/2376/UE, c.d. “DAC 3”); iii) l’introduzione dello scambio automatico obbligatorio di informazioni in materia di rendicontazione paese per paese delle imprese multinazionali tra le autorità fiscali (Direttiva 2016/881/UE, c.d. “DAC 4”); iv) l’introduzione dell’obbligo per gli Stati membri di fornire alle autorità fiscali l’accesso alle procedure di adeguata verifica della clientela applicate dalle istituzioni finanziarie ai sensi della Direttiva 2015/849/UE del Parlamento europeo e del Consiglio (Direttiva 2016/2258/UE, c.d. “DAC 5”); v) da ultimo, l’introduzione dell’obbligo di scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore fiscale relativamente ai meccanismi transfrontalieri potenzialmente utilizzabili ai fini di pianificazione fiscale aggressiva (Direttiva 2018/822/UE, c.d. “DAC 6”).

Con specifico riguardo a tale ultima Direttiva, va segnalato che il percorso attuativo nazionale degli obblighi di comunicazione ivi contenuti si è concluso, non senza fatica, a ridosso della prima scadenza di invio (i.e., 28 febbraio 2021 per i meccanismi attuati tra il 25 giugno 2018 e il 30 giugno 2020, e 30 giorni a decorrere dal 1° gennaio 2021, per le comunicazioni relative al periodo tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2020): nell’arco di due settimane, al d.lgs. di attuazione n. 100 del 30 luglio 2020, si sono affiancati il D.M. attuativo del 17 novembre 2020 e il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate pubblicato il 26 novembre 2020.

Si tratta, a ben vedere, di un percorso di recepimento abbastanza travagliato e (ancora) foriero di incertezze applicative per gli intermediari e contribuenti interessati dalla nuova disciplina DAC 6, se solo si pensa che, fino al 15 gennaio 2021 (e, dunque, a soli 15 giorni dal primo inoltro delle comunicazioni), l’Agenzia delle Entrate ha posto in pubblica consultazione la bozza della circolare che , in teoria, dovrebbe dissipare tutti i dubbi (o, almeno, la maggior parte) sollevati dalla disciplina DAC6. 

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