Attualità

08/03/2021

Eredità in presenza di società di persone e controvalore delle partecipazioni


 

La Suprema Corte di Cassazione con l’Ordinanza 21 gennaio 2021, n. 1216 ha precisato come nel caso di morte del socio di società di persone, i suoi successori mortis causa non conseguono la titolarità della quota di partecipazione già spettante al socio defunto, ma un credito alla liquidazione del valore di tale quota. Qualora, invece, per accordo con i soci superstiti, gli eredi del socio subentrino in società, rinunciando alla riscossione del credito alla liquidazione della quota di partecipazione del defunto, il subentro ha effetto dalla data in cui è pattuito e non dalla data del decesso del socio defunto.

In buona sostanza, si evidenzia la discontinuità tra la partecipazione societaria del defunto e la partecipazione dei suoi eredi i quali accettino di divenire soci della società già partecipata dal defunto.

Si ha, quindi, una frattura temporale tra il momento della morte del socio defunto e il momento dell’accordo con il quale soci superstiti ed eredi convengono la continuazione della società da parte degli eredi stessi. Vi è, in sostanza, l’acquisizione, da parte degli eredi del socio defunto, di una quota del capitale sociale della società già partecipata dal socio defunto mediante la conversione in capitale sociale del debito della società verso gli eredi del socio defunto derivante dall’obbligo di liquidare la quota del socio defunto.

In base all’articolo 2284 del Codice civile, gli eredi del socio defunto, per effetto dell’apertura della successione, assumono esclusivamente la posizione di creditori e tale posizione rimane per essi immutata anche nell’ipotesi in cui i soci superstiti decidano di stipulare con gli eredi del socio defunto un accordo circa il subentro in società di costoro.

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