Attualità

18/05/2021

Presunzione di distribuzione di utili extrabilancio anche per le società estinte


 

La presunzione di distribuzione degli utili, tipica delle società di capitali a ristretta base sociale, trova applicazione anche quando la società è estinta. Questo è il principio di diritto affermato di recente dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 10732 del 22 aprile 2021.

La vicenda traeva origine da un accertamento emesso nei confronti di una società di capitali a cui, una volta riscontrata la presenza di utili extracontabili, era stata applicata la presunzione in forza della quale essi vengono considerati ripartiti, in proporzione alla loro quota di partecipazione, tra i soci.

Uno di essi, in conseguenza di ciò, veniva attinto da un avviso di accertamento con il quale si accertava un maggior reddito per l’anno di imposta 2006. Detto avviso di accertamento veniva impugnato poiché considerato illegittimo dal contribuente, in considerazione del fatto che la società era stata cancellata dal registro delle imprese nel 2007.

Soccombente in entrambi i gradi di giudizio, l’Agenzia delle entrate propone ricorso per Cassazione, eccependo, con un unico motivo, la violazione degli artt. 2495 e 2497 c.c.

La Suprema Corte ritiene fondato il motivo, accogliendo l’impostazione secondo cui l'accertamento nei confronti del socio è indipendente da quello societario, nel senso che quest'ultimo ne costituisce unicamente il presupposto di fatto e si fonda sulla presunzione di distribuzione degli utili, essendo la compagine sociale a ristretta base partecipativa. Secondo la Cassazione, per confutare la legittimità dell’accertamento non è possibile invocare né l’art. 2495 c.c., né l’art. 36, comma 3, del d.p.r. n. 602/1973, disposizioni in forza delle quali i soci sono, a determinate condizioni, responsabili dei debiti sociali.

La responsabilità di cui all’art. 36, comma 3, del d.p.r. n. 602/1973 – precisa la Corte - appare in buona parte fondata sugli stessi presupposti di quella di cui all’art. 2495 c.c., differenziandosi, in particolare, per il fatto che la norma fiscale amplia il periodo temporale di riferimento per valutare se il socio abbia goduto della distribuzione di somme o beni societari.

Fatta questa premessa, gli Ermellini fanno notare come, nella fattispecie in esame, non si verte nell'ipotesi in cui il creditore sociale, una volta esaurite le operazioni di liquidazione ed estintasi la società, pretenda dai soci il soddisfacimento del proprio credito insoddisfatto, nei limiti di quanto riscosso da questi ultimi in sede di liquidazione. Si verte, al contrario, nella diversa ipotesi in cui l'Amministrazione Finanziaria motivi l'accertamento nei confronti del contribuente-socio sulla presunzione di distribuzione degli utili non contabilizzati dalla società. Di conseguenza, deve trovare spazio quell’orientamento giurisprudenziale, a cui i giudici intendono dar seguito, secondo cui la presunzione di distribuzione ai soci degli utili occulti conseguiti da una società di capitali a ristretta base partecipativa ha valenza di presunzione semplice qualificata (grave, precisa e concordante), che può essere superata dal contribuente con la prova che gli utili extracontabili conseguiti dalla società non sono stati oggetto di distribuzione, ma sono stati accantonati, ovvero reinvestiti.

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