Attualità

01/07/2021

Moneta elettronica e conti di pagamento: l'imposta di bollo


Imposta di bollo su contratti di conti di moneta elettronica e conti di pagamento: le recenti indicazioni della prassi

Con la risposta ad interpello n. 421 del 16 giugno 2021 l’Agenzia delle Entrate ha offerto importanti chiarimenti in merito all’applicazione dell’imposta di bollo ai servizi di pagamento attivati da una banca attraverso i nuovi dispositivi di moneta elettronica (quali ad esempio le app mobile per smartphone) e ai conti di pagamento.

L'imposta di bollo è disciplinata dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642, che, all'art. 1, stabilisce sono soggetti all'imposta di bollo gli atti, documenti e registri indicati nell'annessa tariffa.

L'art. 2, co. 1 prevede che l'imposta di bollo è dovuta fin dall'origine per gli atti, i documenti e i registri indicati nella parte prima della tariffa, se formati nello Stato, ed in caso d'uso per quelli indicati nella parte seconda.

In presenza di "atto" soggetto a bollo in caso d'uso, la corresponsione dell'imposta avviene solo al momento della presentazione dell'atto all'Agenzia delle entrate per la formalità di registrazione nella misura vigente in tale momento (cfr. art. 6 del D.P.R. n. 642 del 1972).

L'art. 2, co. 150, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, prevede che «l'imposta di bollo di lire 15.000 dovuta sui contratti di cui all'art. 2, nota 2-bis, della citata Tariffa, in qualsiasi forma redatti, elevata a lire 20.000 [attualmente euro 16,00], fermo restando che l'imposta fissa di bollo si applica ai contratti relativi alle carte di pagamento solo in caso d'uso».

In via generale, quindi, tutti i "contratti relativi alle operazioni e servizi bancari e finanziari e contratti di credito al consumo", in qualsiasi forma redatti, sarebbero soggetti all'imposta di bollo sin dall'origine, non potendo usufruire del trattamento agevolato della debenza solo in caso d'uso, introdotto dal legislatore per i contratti relativi alle carte di pagamento.

Tale disposizione agevolativa è stata introdotta al fine di contrastare fenomeni di riciclaggio e di evasione fiscale e risponde alla ratio di incentivare le modalità di pagamento diverse dal denaro contante eliminando l'onere fiscale che avrebbe altrimenti gravato sul relativo contratto delle carte di pagamento.

Si tratta di finalità avvertite dal legislatore al momento di emanazione della norma che permangono anche attualmente; finalità che possono essere perseguite con la diffusione di strumenti di pagamento del tutto analoghi, nella funzione, alle carte di pagamento.

Nell'ipotesi dei conti di moneta elettronica emerge una sostanziale coincidenza di scopi e di funzionalità di tali prodotti con le carte di pagamento, cosicché tali prodotti (es. carte virtuali su smartphone, App, WebApp) sono da includere nella disciplina agevolativa in esame in base ad un'interpretazione, in senso evolutivo, della normativa stessa.

Inoltre, poiché i servizi resi con le carte di pagamento sono sostanzialmente analoghi a quelli che possono essere resi tramite il conto di pagamento, la disposizione agevolativa recata dall'art. 2, co. 150, della legge n. 662 del 1996, che prevede l'applicazione dell'imposta fissa di bollo ai contratti relativi alle carte di pagamento solo in caso d'uso, risulta applicabile anche per i contratti dei conti di pagamento.

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