SFEF

2011/2

Le obbligazioni bancarie nei recenti documenti Consob


Il Piano Strategico per il triennio 2010-2012 e il Quaderno di Finanza dedicato alle obbligazioni bancarie italiane, pubblicati da Consob nel 2010, confermano il salto di qualità nell’atteggiamento dell’Autorità di Vigilanza verso i prodotti non equity , iniziato con la Comunicazione sui titoli illiquidi. Solo una lettura congiunta di questi tre documenti permette di cogliere appieno l’articolazione complessiva del discorso della Consob, nonché la reale portata e le profonde implicazioni operative delle numerose affermazioni ivi contenute. Emerge con una chiarezza inequivocabile che l’Autorità di Vigilanza ritiene che i modelli di business degli intermediari debbano essere oggetto di profonda revisione, e che tale revisione debba avere un duplice obiettivo di fondo: il passaggio da una logica ancora di natura meramente distributiva di prodotti finanziari a una logica di servizio dei clienti, e il passaggio da un’adesione formalistica al dettato della MiFID, basata sulla segmentazione per prodotto, a un’adesione sostanziale. L’attività di consulenza assurge a vero e proprio asse portante di questa transizione, che deve partire dalla definizione della politica commerciale degli intermediari. Ampio rilievo è dato ad altri temi quali le verifiche di appropriatezza e adeguatezza, l’informativa sui prodotti non equity , la gestione del rischio di liquidità e il rafforzamento della qualità delle informazioni sugli scambi e del livello di trasparenza delle negoziazioni sui mercati secondari. La complessità e la difficoltà di attuazione di quanto indicato e richiesto sono tali da rendere molto lunga la gestazione di una piena transizione ad una logica di servizio. Molto dipenderà anche dal livello di enforcement e dalla capacità di Consob di esportare in Europa il medesimo livello di qualità promosso in Italia. L’assenza di un approccio comune a livello europeo potrebbe infatti costituire un freno all’attuazione in patria di quanto delineato, a causa di ragioni di salvaguardia della competitività dell’industria nazionale.

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