SFEF

2020/49

Ulteriori considerazioni in tema di qualificazione tributaria dei titoli negoziati nel mercato AIM


Con la recente risposta a interpello n. 308 del 3 settembre 2020, l’Agenzia delle Entrate interviene nuovamente in tema di azioni negoziate sul mercato AIM, giungendo alla conclusione che l’AIM deve essere assimilato ad un mercato regolamentato.#La risposta si inserisce peraltro nell’ambito di un filone interpretativo della prassi amministrativa su questo tema iniziato nel corso del 2019, con una risposta a interpello riguardante una problematica connessa alle imposte di successione, e che ha visto da ultimo la pubblicazione nello scorso mese di luglio di una bozza di circolare avente ad oggetto la più ampia definizione di mercato regolamentato ai fini della normativa in materia di imposte sui redditi per la quale l’Agenzia delle Entrate ha aperto una consultazione pubblica.

Sommario

 

1. La risposta a interpello n. 308 del 3 settembre 2020

La recente risposta a interpello n. 308 del 3 settembre 2020 vede l’Agenzia delle Entrate intervenire nuovamente, e a distanza di pochi mesi rispetto ad un altro precedente, sul tema della corretta qualificazione da riservare ai titoli negoziati sull’AIM Italia – Mercato Alternativo del capitale (di seguito anche “AIM”).

Il nuovo contributo di prassi, a differenza del precedente interpello del 2019[1] riguardante la normativa in materia di imposte di successione, ha ora ad oggetto un caso relativo al comparto delle imposte dirette. Si aggiunge in tal modo un ulteriore tassello a integrazione della interpretazione dell’Agenzia delle Entrate su un tema per il quale, la prolungata assenza di interventi chiarificatori, aveva in passato alimentato non poche incertezze tra gli operatori professionali.

Il caso trattato nella risposta in commento[2] riguarda la rideterminazione del valore delle azioni di una società quotata sull’AIM operata da parte di una persona fisica in base alla disciplina prevista dall’art. 5, della legge n. 448/2001 (c.d. legge finanziaria per il 2002) e sue successive modificazioni. Il contribuente, nello specifico, ha rideterminato il valore delle azioni detenute alla data del 1° gennaio 2019, versando – conformemente a quanto previsto dalla legge – la prima rata dell’imposta sostitutiva il 1° luglio dello stesso anno. Ciò premesso, l’istante, che è nel frattempo addivenuto alla vendita di una parte delle azioni, intenderebbe utilizzare il valore rideterminato ai fini della determinazione della plusvalenza realizzata con la cessione delle stesse.

Il dubbio che ha indotto il contribuente a promuovere l’istanza di interpello è probabilmente conseguenza della precedente risposta a interpello n. 514 del 2019. In tale documento, si ricorda, il contribuente riteneva da un lato che le azioni oggetto del suo specifico caso, in quanto quotate sul mercato AIM, non potessero essere considerate titoli negoziati sui mercati regolamentati e, conseguentemente, giungeva alla conclusione di poter valutare tali titoli, ai fini della determinazione del valore globale netto dell’asse ereditario, in base al criterio del patrimonio netto, di cui all’art. 16, c. 1, lett. b), del TUS.

Da parte sua l’Agenzia delle Entrate tenuto conto «anche della evoluzione dei sistemi di negoziazione, diversamente da quanto sostenuto dall’istante» rettificava l’impostazione dell’istante stabilendo contrariamente che “per i titoli azionari caduti in successione oggetto della presente istanza si applica il criterio di cui all’articolo 16, comma 1, lett. a) del TUS».

 

2. I mercati regolamentati e la rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni

Considerate le conclusioni riportate nella risposta del 2019, ben si può comprendere, pertanto, la necessità di un chiarimento anche per il caso oggetto dell’interpello in commento. La norma speciale di cui si è avvalso il contribuente consente infatti di rideterminare il valore di carico di determinati titoli – attraverso il valore riferito ad una specifica data della frazione del patrimonio netto della società, associazione o ente, determinato sulla base di una perizia giurata di stima, ed a condizione che il predetto valore sia assoggettato ad una imposta sostitutiva delle imposte sui redditi –, ma trova applicazione esclusivamente con riferimento ai «titoli, le quote o i diritti non negoziati nei mercati regolamentati».

Sin dai primi anni di applicazione della norma agevolativa in questione[3] l’Agenzia delle Entrate ha espressamente confermato l’applicazione della stessa esclusivamente ai titoli, alle quote e ai diritti, non negoziati nei mercati regolamentati[4].

A tal proposito, l’amministrazione finanziaria chiarì all’epoca che per titoli, quote e diritti non negoziati si dovevano intendere quelli non quotati sia nei mercati regolamentati italiani sia in quelli esteri, ove nella nozione di mercati regolamentati dovevano essere ricompresi non solo la borsa e il mercato ristretto, ma anche ogni altro mercato disciplinato da disposizioni normative, ossia – richiamando quanto in precedenza indicato dal Ministero delle finanze con la circolare n. 165/E del 24 giugno 1998 – «tutti i mercati regolamentati di cui al D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415 (ora D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58), nonché quelli di Stati appartenenti all’OCSE, istituiti, organizzati e disciplinati da disposizioni adottate o approvate dalle competenti autorità in base alle leggi in vigore nello Stato in cui detti mercati hanno sede».

Nel documento di prassi del 2002 si ritenne inoltre possibile l’utilizzo della norma in esame da parte di quei soggetti che al 1° gennaio [data di riferimento dell’epoca, n.d.r.] fossero risultati titolari di partecipazioni in società non quotata, ancorché la stessa società successivamente a tale data, avesse deliberato l’ammissione alla quotazione.

Precisò ulteriormente come, al fine di poter considerare un titolo negoziato in un mercato regolamentato, era altresì necessario che le azioni fossero effettivamente negoziate nei mercati, non essendo sufficiente che la quotazione fosse stata richiesta dalla società o semplicemente disposta dall’autorità di borsa[5].

Da ultimo, per le stesse motivazioni, giungeva da un lato a ritenere possibile la rideterminazione del valore delle partecipazioni, titoli o diritti per i quali fosse stata disposta la revoca dalla negoziazione nei mercati regolamentati, sempreché tale evento fosse intervenuto antecedentemente alla data del 1° gennaio 2002 [data di riferimento dell’epoca, n.d.r.], e dall’altro a non consentirlo nel caso di partecipazioni, titoli e diritti semplicemente sospesi dalla negoziazione. Ciò in quanto, in quest’ultimo caso, il provvedimento di sospensione dalla negoziazione nei mercati regolamentati avrebbe avuto natura temporanea e quindi tale non incidere sulla natura di titolo quotato.

L’Agenzia delle Entrate fornì quindi, all’epoca, una importante serie di chiarimenti che andavano a confermare il concetto di mercati regolamentati già illustrato anni prima con la CM n. 165/1998, nella quale al § 2.2.1 si prevedeva che «in tale nozione vanno ricompresi non solo la borsa ed il mercato ristretto, ma ogni altro mercato disciplinato da disposizioni normative; più specificamente, si intende far riferimento ai mercati regolamentati di cui al decreto legislativo 23 luglio 1996, n. 415 [ora D.Lgs.58/1998, n.d.r.]».

Peraltro, mentre nel 1998 l’Agenzia delle Entrate poté chiarire che la borsa e il mercato ristretto – definizioni già utilizzate nell’ambito di previgenti disposizioni quali, ad esempio, il TUS – dovevano essere ricompresi nei mercati regolamentati, nulla evidentemente poté fare con riferimento all’AIM, in quanto sorto solo anni dopo.

Rinviando a quanto meglio illustrato in questa Rivista sull’architettura dei vari mercati regolamentati gestiti da Borsa Italiana Spa[6], si ricorda come in quella sede si sia giunti a dare evidenza del fatto che il mercato AIM, nel quale sono scambiate le azioni oggetto dell’interpello, non sia tecnicamente un mercato regolamentato.

L’AIM, infatti, deve più correttamente essere qualificato un sistema multilaterale di negoziazione, per la cui definizione occorre riferirsi al TUF. Nello specifico all’art. 1, comma 5-octies, lett. a) che lo qualifica come «un sistema multilaterale gestito da un’impresa di investimento o da un gestore del mercato che consente l’incontro, al suo interno e in base a regole non discrezionali, di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti conformemente alla parte II e alla parte III».

Da parte loro anche i mercati regolamentati sono disciplinati dal TUF, ma nell’ambito dell’art. 1, comma 1, lett. w-ter, il quale li definisce come un «sistema multilaterale amministrato e/o gestito da un gestore del mercato, che consente o facilita l’incontro, al suo interno e in base alle sue regole non discrezionali, di interessi multipli di acquisto e di vendita di terzi relativi a strumenti finanziari, in modo da dare luogo a contratti relativi a strumenti finanziari ammessi alla negoziazione conformemente alle sue regole e/o ai suoi sistemi, e che è autorizzato e funziona regolarmente e conformemente alla parte III».

I sistemi multilaterali di negoziazione rappresentano pertanto dei sistemi alternativi ai mercati regolamentati, di tipo multilaterale, nei quali è possibile scambiare strumenti finanziari, il cui esercizio è riservato a determinate tipologie di operatori quali imprese di investimento, banche e gestori di mercati regolamentati.

In Italia sono oggi attivi vari esempi di sistemi multilaterali di negoziazione. Tra questi, oltre all’AIM, si possono ricordare anche l’ExtraMOT, il Globale Equity Market (GEM) e il SedeX.

 

3. La soluzione prospettata dall’Agenzia delle Entrate

Considerato che sino ad oggi è mancato da parte dell’Agenzia delle Entrate un chiaro intervento volto a delineare il corretto inquadramento tributario da riferire all’AIM, e più generale a tutti i sistemi multilaterali di negoziazione, la risposta a interpello n. 308 del 3 settembre 2020 rappresenta evidentemente un ulteriore momento per provare a fugare i dubbi ancora esistenti.

Ciò, a maggiore ragione, laddove si ricorderà che nella precedente risposta a interpello n. 514 del 2019, il tema della valorizzazione dei titoli quotati all’AIM ai fini dell’imposta di successione era stato risolto non tanto chiarendo se l’AIM rientrava o meno nel concetto di mercato regolamentato, quanto piuttosto introducendo una terza via.

Dopo aver riconosciuto che i titoli caduti in successione erano negoziati in un sistema multilaterale di negoziazione autorizzato dalla Consob e gestito da Borsa Italiana Spa, il quale non rientrava nella definizione di mercato regolamentato prevista dal TUF, evidenziò in quella sede come la quotazione di tali titoli su detto sistema era tuttavia tale da assicurare «semplicità ed oggettività di valutazione del prezzo, analogamente a quanto accade con riferimento ai titoli negoziati sui mercati regolamentati».

La possibilità di determinare in modo semplice ed oggettivo il valore di un titolo tramite il riferimento a quotazioni ufficiali desumibili da un listino diventava a quel punto per l’Agenzia delle Entrate l’elemento discriminante per qualificare l’AIM alla stregua di un mercato regolamentato e, conseguentemente, – tenuto conto della ratio della norma indicata all’articolo 16, comma 1, lett. a) del TUS – per addivenire alla valutazione ai fini ai fini successori di un titolo lì quotato sulla base del meccanismo della media dei prezzi disciplinato nella suindicata disposizione.

Si trattava a ben vedere di un’impostazione dell’Agenzia delle Entrate ben differente a quella seguita nel 1998, che ha continuato a lasciare aperti ancora molti dubbi sull’effettiva possibilità di applicare questo criterio sia ad altri mercati, sia ad altri comparti del diritto tributario.

Dubbi legittimamente fondati sul fatto che il legislatore successivamente al 1998, in altri contesti (PIR, ACE, start up innovative, operazioni di cartolarizzazione, etc.) ha sentito la necessità di estendere l’applicazione di specifiche norme non solo ai titoli quotati su mercati regolamentati, ma anche a titoli negoziati su sistemi multilaterali di negoziazione, quale è appunto l’AIM, lasciando perciò intendere che i primi non includono i secondi[7].

A ciò si aggiunga inoltre che sia sul sito web di Consob, che di Esma, ossia delle Authority nazionale ed europea che vigilano sui mercati finanziari, i mercati regolamentati e i sistemi multilaterali sono indicati in elenchi diversi.

Con la risposta in commento l’Agenzia delle Entrate dopo aver ricordato i precedenti di prassi del 1998 e del 2014, nonché le modifiche che hanno interessato la disciplina nazionale avente ad oggetto i mercati finanziari, rammenta l’attuale definizione di mercato regolamentato fornita dall’art. 1, c. 1, lett. w-ter), del TUF, giungendo alla prima – e non condivisibile – conclusione che «il TUF assimila, dunque, i sistemi multilaterali di negoziazione ai mercati regolamentati, che si caratterizzano parimenti per il fatto di essere sottoposti ad un insieme di regole organiche che presiedono all’organizzazione e al funzionamento del mercato stesso». Non condivisibile, a ben vedere, perché il TUF tratta le due fattispecie in due precisi e distinti contesti, né li assimila espressamente, o ne equipara il trattamento come, al contrario, fa invece il legislatore in altri contesti al di fuori del TUF[8]. Peraltro, vi è chi ha evidenziato come tra le due tipologie di mercato esistono sostanziali differenze che vanno oltre il tema degli adempimenti degli emittenti[9].

Ricorda inoltre l’Agenza delle Entrate che la Consob con la delibera n. 20218 bis del 13 dicembre 2017, ha disposto la registrazione, ai sensi dell’art. 69, c.1, del TUF, del sistema multilaterale di negoziazione AIM Italia/Mercato alternativo del Capitale, gestito da Borsa Italiana S.p.A., come mercato di crescita per le PMI, con effetti alla data del 3 gennaio 2018.

Alla luce di ciò giunge da ultimo a considerare che l’AIM, quale sistema multilaterale di negoziazione, debba necessariamente essere ricondotto ad un mercatore regolamentato, e di conseguenza, diversamente da quanto prospettato dall’istante, conclude che non è possibile procedere alla rideterminazione del valore delle azioni in esso negoziate.

Non vi è dubbio che l’apprezzabile sforzo dell’amministrazione finanziaria, volto a delineare il corretto inquadramento del mercato AIM, porti ad una interpretazione innovativa, che prova a superare una serie di anacronistiche definizioni. Ciò non toglie, tuttavia, che la stessa sia foriera di non poche criticità.

Da un lato, infatti, una applicazione retroattiva di questa interpretazione, porterà non pochi problemi ai contribuenti ed agli intermediari finanziari, laddove responsabili questi ultimi dell’applicazione dell’imposta sostitutiva nel caso di opzione per il regime del risparmio amministrato. Disagio che in taluni casi potrà essere mitigato richiedendo a rimborso una imposta sostitutiva a questo punto non dovuta, ma sempre che non sia spirato il termine di 48 mesi dal versamento. In tal senso sarebbe stato probabilmente più equo nei confronti dei contribuenti, e dei sostituti d’imposta, fare salvi eventuali diversi comportamenti adottati conformemente alle precedenti indicazioni di prassi.

Inoltre, si è evidenziato come l’AIM non rappresenti l’unico esempio di sistema multilaterale di negoziazione. In Italia ve ne sono altri, quali l’ExtraMOT, il Globale Equity Market (GEM) e il SedeX, e allargando il perimetro di osservazione al più ampio panorama europeo, si può notare come nel sito dell’Esma siano riportati ben oltre 200 sistemi multilaterali europei. Le considerazioni cui giunge l’Agenzia delle Entrate devono pertanto ritenersi valide a tutte queste fattispecie?

Da ultimo, ma non meno importante, si evidenzia come da questa interpretazione derivi una situazione a dir poco paradossale, sotto l’aspetto dell’applicazione del diritto.

Vale la pena ricordare come per una società, l’appartenenza o meno ad un mercato regolamentato, abbia anche conseguenze giuridiche che non riguardano il solo ambito tributario.

Se si guarda al diritto contabile[10], si può notare come le società che accedono all’AIM non siano obbligate, ad esempio, ad adottare i principi contabili internazionali IAS/IFRS.

L’art. 4, del regolamento UE n. 1606/2002 pone infatti l’obbligo di adozione alle società i cui titoli «siano ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato di un qualsiasi Stato membro». E così prevede l’art. 2 del D.Lgs.38/2005 che lo ha recepito in Italia («il presente decreto si applica a: a) le società emittenti strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati […]»).

Ne consegue pertanto che, sulla base della risposta fornita, l’istante si troverebbe nella assurda situazione di essere socio di una società con titoli quotati AIM la quale, da un lato, il legislatore ritiene non essere quotata su un mercato regolamentato, non obbligandola in tal senso all’adozione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS. Per contro, tuttavia, la medesima società viene assimilata dallo stesso legislatore alla stregua di una società quotata su un mercato regolamentato, rendendo in tal modo non fruibile per il socio la norma agevolativa in commento.

Si aggiunga inoltre che, per una società con titoli quotati in un mercato regolamentato, l’adozione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS comporterebbe anche la necessità di seguire precise regole per la determinazione del reddito di impresa[11], diverse da quelle applicate da tutte le altre imprese che seguono le regole codicistiche per la redazione del bilancio e adottano i principi contabili nazionali emanati dall’Organismo Italiano di Contabilità.

Restando ancora nell’ambito del diritto contabile si ricorda inoltre come “le società, che non abbiano emesso titoli negoziati in mercati regolamentati, possono redigere il bilancio in forma abbreviata quando, nel primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi” non abbiano superato due dei limiti meglio indicati dall’art. 2435-bis del c.c.

A tal riguardo è sufficiente effettuare una rapida ricerca tra le varie società quotate all’AIM per riscontrare come ve ne siano alcune che, coerentemente con le disposizioni codicistiche, redigono regolarmente il bilancio di esercizio in forma abbreviata. E ciò a ulteriore conferma che l’AIM non rappresenta un mercato regolamentato.

Laddove si volesse infine guardare al diritto societario si può ricordare, ad esempio, come la disciplina dell’offerta pubblica di acquisto obbligatoria disciplinata dagli artt. 106 e ss. del TUF, non si applichi direttamente alle società i cui strumenti finanziari sono ammessi alla negoziazione su un sistema multilaterale di negoziazione. Tant’è, che in questo caso, il regolamento emittenti di Borsa italiana per l’AIM richiede espressamente che per essere ammessi alle negoziazioni gli emittenti debbano prevedere nel proprio statuto apposite clausole che rendano applicabile tale disciplina tramite il richiamo degli artt. 106 e 109 del TUF[12]. L’assimilazione dei sistemi multilaterali ai mercati regolamentati dovrebbe portare a ritenere superflue queste disposizioni?

 

4. I mercati regolamentati: la bozza di circolare messa in consultazione dall’Agenzia delle Entrate

Occorre da ultimo ricordare come in data 29 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate abbia reso disponibile una bozza di circolare avente ad oggetto la nozione di mercato regolamentato rilevante nella normativa in materia di imposte sui redditi, per la quale ha avviato una consultazione pubblica con la finalità di acquisire pareri e osservazioni da parte di tutti i soggetti interessati[13].

 

Le principali indicazioni che emergono dalla bozza in visione sono sostanzialmente riferibili a:

  1. la nozione di mercato estero regolamentato;
  2. i sistemi multilaterali di negoziazione.

 

Ancorché alla data di redazione del presente contributo[14] non sia ancora disponibile il testo definitivo della suddetta circolare, anche in considerazione di quanto sin qui argomentato sull’assimilazione o meno di un sistema multilaterale di negoziazione ad un mercato regolamentato, non si può non prendere visione di quelle che dovrebbero rappresentare le ultime e più complete considerazioni dell’Agenzia delle Entrate su tale tema.

L’amministrazione finanziaria, nello specifico, atto che a seguito dell’emanazione della direttiva MiFID vi è stata una moltiplicazione delle piattaforme di negoziazione di strumenti finanziari, talché accanto ai mercati regolamentati sono stati istituti i sistemi multilaterali di negoziazione.

Dopo averne richiamato la definizione fornita dall’art. 1, comma 5-octies, lett. a) del TUF, ne evidenzia le similitudini esistenti con i mercati regolamentati in quanto entrambi:

  • « sono sistemi multilaterali che consentono l’incontro di interessi multipli di acquisto e vendita;
  • devono dotarsi di regole e procedure trasparenti e non discrezionali che garantiscono una negoziazione corretta e ordinata;
  • sono soggetti ad un regime autorizzativo e a un regime di vigilanza;
  • devono instaurare regole trasparenti basate su criteri oggettivi che disciplinano l’accesso degli operatori al sistema».

La circolare prosegue inoltre evidenziando come sia nei mercati regolamentati, sia nei sistemi multilaterali di negoziazione, esista una vera e propria «disciplina organizzativa», fondata su un sistema di regole che hanno ad oggetto i partecipanti, la negoziazione dei titoli – identificando in tal senso i tempi e i modi per l’effettuazione e le esecuzioni degli ordini di acquisto e vendita –, nonché la quotazione e la formazione dei prezzi ufficiali.

Mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione hanno quindi a parere dell’Agenzia delle Entrate un elemento comune rappresentato dall’esistenza di un regolamento, o in altri termini, di «un insieme di regole predeterminate di negoziazione, il cui rispetto è verificato da un’Autorità pubblica» delle quali, la più rilevante ai fini delle imposte sui redditi, è quella che riguarda la formazione dei prezzi.

Sulla base di tali considerazioni, giunge pertanto a concludere che «l’esistenza, quindi, di “prezzi ufficiali” è il profilo regolamentare decisivo per ritenere che, ai fini delle imposte sui redditi, la nozione di sistema multilaterale di negoziazione possa essere equiparata a quella di mercato regolamentato. In entrambi i casi, infatti, il prezzo delle partecipazioni quotate o negoziate può essere stabilito sulla base di “valori oggettivamente rilevabili”».

Si tratta indubbiamente di un importante intervento dell’Agenzia delle Entrate, apprezzabile anche solo da un punto di vista pratico, in quanto prova a fare ordine in una complessa materia, basata ancora su concetti anacronistici e superati dalla dinamica evoluzione dei mercati finanziari.

È solo il caso di notare, nondimeno, che anche applicando i principi da ultimo delineati al caso oggetto dell’interpello n. 308 del 2020, si perverrebbe alla stessa conclusione, senza tuttavia risolvere le varie criticità in precedenza esposte. E questo induce a riflettere sul fatto che una più organica opera di aggiornamento dei vari testi normativi da parte del legislatore sarebbe probabilmente la soluzione migliore.