SFEF

2021/51

Brand e marchi nel bilancio delle banche. Distinti intangibili o avviamento?


A seguito di operazioni di M&A è frequente che nel bilancio consolidato dell’acquirente siano valorizzati i marchi dell’acquisita, talvolta nella più ampia accezione di brand . Ciò coerentemente con quanto previsto dai principi contabili internazionali e nazionali di riferimento. Nell’articolo viene esposta la tesi secondo la quale, in particolare nel caso delle banche per le ragioni precisate, il valore dell’intangibile in oggetto non può essere attendibilmente stimato. Il brand non è separabile e valorizzabile distintamente, il marchio deriva da diritti legali ed è astrattamente separabile, ma nel settore non risultano operazioni della specie, contratti di licenza per l’uso di marchi, compravendite dei soli marchi, oppure acquisizioni volte specificamente ad appropriarsi dei marchi dell’acquisita. Sono del tutto inesistenti riferimenti di mercato che consentano di attribuire al marchio, tanto meno al brand, un autonomo valore. È lo stesso IAS 38, al paragrafo 78, che afferma, contribuendo alla non linearità della complessiva regolamentazione contabile per le attività immateriali, che non possono esistere mercati attivi per i marchi. La possibilità di valorizzare distintamente i marchi/ brand è negata peraltro in occasione delle successive valutazioni periodiche ai fini dell’ impairment test ex IAS 36 sui valori contabili delle Cash Generating Units , per lo più sottolineando nella disclosure di bilancio che di tratta di un’attività immateriale che non presenta flussi di reddito autonomi, quindi non valutabile separatamente.

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