SFEF

2021/55

La Cassazione interviene nella questione del rimborso del credito di imposta sui flussi di dividendi da società figlie italiane a società madri estere


I flussi transnazionali di capitali hanno sempre suscitato forte interessamento da parte dei legislatori sia interni che sovranazionali, trattandosi di materia caratterizzata da alta sensibilità economico-politica, soprattutto in ambito unionale. La libera circolazione dei capitali è ineludibile presupposto per lo sviluppo economico ed ha, infatti, rappresentato uno dei fondamentali pilastri dell’architettura euro-unitaria già agli albori della Comunità, con il Trattato di Maastricht. La materia di cui si parla vanta una notevole ampiezza di contenuti e risulta quindi necessario attuare un’azione di regolamento dei confini, circoscrivendo questa trattazione ad alcuni specifici aspetti. Un notevole sforzo normativo si è concentrato sulla regolamentazione dei dividendi transfrontalieri e, soprattutto, sulla modulazione della potestà impositiva esercitata dai vari Paesi interessati dalla manifestazione reddituale. Infatti, tali flussi di capitali sono naturalmente suscettibili di determinare problematiche di plurima imposizione internazionale, sia di tipo economico che di tipo giuridico. Il primo fenomeno è riconducibile alla concorrente imposizione del medesimo reddito su due soggetti distinti, residenti in Paesi differenti, e si sviluppa, nella casistica di interesse, nella misura in cui gli utili prodotti da una società sono dapprima assoggettati a tassazione come tali in un Paese e, una volta distribuiti, lo sono nuovamente, sottoforma di dividendi, nel Paese di residenza del soggetto percettore ed in capo a quest’ultimo. La plurima imposizione di tipo giuridico, invece, riguarda i casi di tassazione concorrente di un reddito in capo al medesimo soggetto, risolvendosi, per quanto qui di interesse, nella doppia tassazione del dividendo distribuito da una società figlia alla società madre, di altro Paese, una prima volta (tipicamente) mediante applicazione di una ritenuta alla fonte (c.d. ritenuta in uscita) e, successivamente, tramite l’imposizione del dividendo percepito in capo alla società percettrice. Il quadro normativo che si è venuto a delineare, per altro caratterizzato da una pluralità piuttosto disomogenea di previsioni interne, unionali e internazionali, sottintende la volontà di eliminare (o attenuare) questi fenomeni, i quali rappresentano un vulnus alla competitività di uno Stato a livello internazionale e frenano l’obiettivo comunitario di raggruppamento di società a livello unionale.

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