SFEF

2022/59

Incompatibilità comunitaria dei limiti nazionali (non proporzionati) alla libertà di circolazione dei capitali in materia di fondi di investimento


La sentenza resa lo scorso 7 aprile 2022 in causa C-342/20 dalla seconda sezione della Corte di Giustizia si colloca nell’ambito del percorso giurisprudenziale comunitario che ha visto progressivamente circoscrivere la legittima espressione del potere impositivo degli Stati nazionali in materia di regimi differenziali per i fondi comuni di investimento esteri (rispetto a quelli nazionali). La decisione si presta a diversi spunti di approfondimento: il confine tra sussumibilità della fattispecie nell’ambito della libertà di stabilimento (49 TFUE) rispetto alla libertà di circolazione (63 TFUE), l’analisi dei limiti nella legislazione degli Stati nazionali compatibili con l’ordinamento comunitario, i criteri utilizzati dalla Corte di Giustizia per definire tale “confine”. Emerge, da una lettura non ancorata al dato letterale della riflessione compiuta dall’Avvocato generale, prima, e poi dai giudici comunitari, l’ampiezza di azione dei principi fondamentali posti a presidio delle libertà definite dal Trattato, nell’ottica (anche) di tutelare i contribuenti negli investimenti transnazionali.

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